Un attacco islamista colpisce il Pride di Berlino, uccidendo una persona e ferendone a decine.
L’attentatore aveva travolto la folla presente alla festa di chiusura del Christopher Street Day, ha colpito diverse persone con un’arma da taglio e si era dato alla fuga. Rintracciato, è stato ucciso dalla polizia.
Era Abdul Ballout, un 21enne nato in Germania e cittadino tedesco di origine libanese, già noto alle autorità anche per estremismo jihadista.
Nel 2025 era andato in Libano con l’intenzione di arrivare in Siria e unirsi all’Isis, ma era stato arrestato e rimandato in Germania.
Era stato anche qui condannato per attivista estremiste, ottenendo la sospensiva e dovendo frequentare un programma di deradicalizzazione.
Un dramma, questo del Pride di Berlino, che deve far riflettere laicamente sul diffondersi dell’omofobia di matrice islamica, in particolare tra i giovani e le comunità più chiuse, anche in Occidente.
E questo possibilmente andando oltre forme di giustificazionismo sul disagio che avrebbe mosso il terrorista o di benaltrismo riguardo l’omofobia di svariate religioni, messe in campo per il timore di “fare il gioco” delle destre xenofobe.
Sappiamo bene che l’omofobia trova un grande veicolo in differenti religioni e ideologie, ma l'appello alla complessità rischia di eludere il nocciolo del problema: non è un mistero che in gran parte dei Paesi islamici le persone lgbt vengano sistematicamente discriminate ancora oggi a livello istituzionale e sociale proprio in nome di leggi e consuetudini religiose.
Un andazzo che certi estremisti vogliono riportare (di nuovo) anche in Occidente, come ai "bei tempi" in cui dominava la religione nostrana.
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