domenica 7 dicembre 2014

Scuola e religione

In questi giorni una serie di articoli apparsi sulla stampa e su internet mi hanno portato a commentare la questione, riordino i commenti e li posto qui.

Presepe realizzato con i Lego :-)
Il Presepe
Una cosa è fare il presepe come introduzione alla tradizione dello stesso spiegandone le similitudini con il larario romano e/o paragonandole ad altre tradizioni più o meno simili in un contesto dunque storico.
Altro è che la scuola metta il presepe, magari nell’ingresso, senza alcun approccio critico allo stesso, per approccio critico intendo il presepe fatto dai bambini spiegando cosa rappresenta, da dove viene e quali altre tradizioni simili o come altrimenti si collacono altre tradizioni, appunto un attività didattica che coinvolga i bambini e non qualcosa di calato dall'alto che è poco più dell'occupazione di un territorio e che per i bambini ha la stessa valenza di un modellino ferroviario.
Quindi il problema non è il presepe in se per se ma dove, come, quando e chi lo mette nella scuola.

Il crocifisso
Problema simile se non più grave per il crocifisso. Infatti il problema non è il crocifisso in se ma il crocifisso che si trasforma in simbolo di una religione di stato che non esiste più nel nostro articolato normativo e costituzionale (e rende la presenza del crocifisso nelle aule dei tribunali una cosa di gravità inaudita).
Insomma il crocifisso assume un significato a seconda del dove come quando e da chi viene esposto.

Attività Alternativa all'IRC
Infine c’è il problema dell’assenza dell’insegnamento alternativo sicuro e strutturato e affidato alla buona volontà delle singole istituzioni, ovvero la materia "Insegnamento della Religione Cattolica" per effetto del concordato del 1984 è garantito dall'asilo all'esame di stato, ma lo stato non si è preoccupato di garantire l’alternativa a chi la chiede portando spesso e volentieri a creare ostacoli di vario genere alle scuole in affanno organizzativo.

Approccio inclusivo
Dunque solo un approccio laico e plurale può essere realmente inclusivo dando ai bambini la possibilità di sviluppare una loro idea, perché non esistono bambini cattolici o atei o musulmani, ma bambini figli di cattolici o di atei o di musulmani (e non faccio la lista completa per brevità  ).

Fabio Milito Pagliara

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